IL PANE

La più antica rappresentazione figurativa del pane ricordo di averla vista in Egitto, nella tomba del principe Ti. C'è lì il grano, la mietitura, la trebbiatura e il resto, con tipi umani, con arnesi e tecniche di lavoro da noi familiari fino all'ultima guerra mondiale. Nelle preghiere dell'antica religione egizia si chiedeva "pane e latte", anche per le anime dei defunti. La scoperta del pane segnò una svolta decisiva nella storia del mondo. Si cominciò a passare dalla pastorizia all'agricoltura, dai sacrifici cruenti alle offerte dei frutti della terra. Abramo, pastore beduino, avrebbe scannato il figlio come un capretto, in obbedienza al comando divino. Con la venuta di Cristo, anche se perdurano espressioni dell'età primitiva dei pastori, si instaura un modo di pensare e un linguaggio nuovo. Pane e vino soppiantano nel rito l'agnello. Abramo sacrificatore cede al padre della parabola del figliuolo prodigo, il credere e obbedire cieco del passato all'amore e a una più profonda comprensione delle debolezze e delle sofferenze umane. Che il pane sia protagonista nella nuova religiosità si vede dal fatto che nella preghiera cristiana è il primo elemento della terra e essere nominato. Ma già da Omero e da Esiodo esso è al centro della civiltà insieme con l'agricoltura. Davanti ai Proci Ulisse non si vanta di avere combattuto da eroe e di avere con la sua astuzia distrutto la città di Ilio. Si esprime con l'orgoglio che fu dei nostri padri: "Se vogliamo gareggiare a chi di noi mieterà meglio..., sono pronto. Mi porterò io la mia falce ricurva; e mieteremo fino a sera, senza mangiare... Se poi dovessimo guidare un paio di buoi e metterci ad arare..., vedreste come traccio diritto il solco". Certamente la civiltà del pane è stata la più grande e la più duratura sulla terra. Giunge fino a Leopardi e al nostro Verga. Al suo confronto l'età dei cacciatori e quella dei pastori sembra essere stata poco più di un grosso episodio barbarico e introduttivo. Ora però un nuovo protagonista di storia si fa strada, l'operaio. Dalla parabola biblica apprendiamo che Caino agricoltore uccise Abele pastore e poi si diede a fondare città e industrie. Probabilmente Caino era lo stesso Abele e avrà quindi ucciso in sé il pastore come poi, inurbatosi e divenuto operaio, avrà ucciso in sè l'agricoltore. La collera del Dio si sarà allora scatenata sul delitto che l'uomo commetteva contro la propria natura originaria, contro lo spirito e la vita. Dalle scene di agricoltura della tomba del principe Ti a questa mostra di pittura dell'amico Gianbecchina, il pensiero ora va a quanto avviene nelle mense del Nuovo Mondo, dove il pane è sempre più emarginato e rischia di essere abolito, sopraffatto dalle carni, dalle marmellate, dai dolciumi, da un eccesso di companatico.

Fortunato Pasqualino