"GIANBECCHINA INTERPRETE DI UN MONDO"

La Sicilia (lo ebbi a notare parlando qualche anno fa nel Palazzo dei Normanni, a Palermo) è una terra che ha tante affinità con la nostra Toscana: è, come la nostra, una terra baciata da Dio per la bellezza del suo paesaggio e per la bellezza e ricchezza delle opere d'arte. Ed ha affinità profonde con la Toscana anche per la spiritualità; è, infatti, anche, e soprattutto, la terra dove è fiorita presto la poesia, come da noi, e dove, come da noi, la letteratura ha avuto sviluppi rigogliosi. Proviamoci per un momento, si fa per dire, a togliere dalla storia del pensiero contemporaneo gli scrittori e i pensatori siciliani, da Verga a Capuana, da Pirandello a Gentile, da Rapisardi a Quasimodo, da Tomasi di Lampedusa a Brancati, a Vittorini (tanto per fare i nomi che affiorano subito, con facilità alla memoria) e vedremo impoverirsi paurosamente la nostra tradizione di pensiero. Ed anche nelle arti la Sicilia, come la Toscana, ha dato grande impulso: basti pensare agli scultori Trentacoste, Messina e Greco, ai pittori Guttuso, lo stesso Gianbecchina, Migneco, tanto per citare i più noti. Sono artisti autentici e sanguigni, che hanno il loro peso nella civiltà del nostro tempo. Bene perciò ha fatto l'Assemblea Siciliana ad inserire nelle manifestazioni per la pace la mostra del ciclo del pane di Gianbecchina, onorando un maestro che la sua regione rappresenta in un modo così significativo. Perché egli ha il merito non solo di trarre la sua ispirazione dalla Sicilia, ma anche di esservi rimasto saldamente ancorato, accanto alla gente che raffigura ed esalta, accanto ai suoi pescatori, accanto ai suoi contadini. Per questo, nulla è di maniera in Gianbecchina e tutto è profondamente sentito e sofferto. Egli è al fianco della gente semplice, dei contadini soprattutto, consapevole dei loro drammi e delle loro fatiche, per ammirare ed esaltare il loro lavoro che si svolge uniforme da secoli e che solo oggi, con l'avanzare della civiltà della macchina, comincia a subire, anche in Sicilia, mutamenti e trasformazioni radicali da farne scomparire certi aspetti poetici. La vita dei protagonisti di questi quadri di Gianbecchina è fatta di sudori e di pene, di gesti solenni ed immutati da secoli; i suoi "eroi", i suoi contadini, sono solidi e sobri, solcati di rughe dal sole e dalle intemperie,duri e impenetrabili nelle loro sofferenze secolari, come personaggi di una tragedia greca. E in Sicilia prenderanno vita, in vari decenni, alcune importanti opere di grandi dimensioni e di ampio respiro, come La Mattanza, L'età della falce, Vendemmia a Castellazzo e quel quadro Le Déjeuner sur l'herbe, che ripete polemicamente nel titolo uno dei capolavori dell'Impressionismo francese ma che ha nella sua composizione figure ben altrimenti intrise di autenticità, nella realtà della vita del nostro tempo. E questa realtà egli ha cercato d'intendere profondamente, con coerenza, con onestà, senza mai vacillare e senza farsene mai scudo per inutili ed astruse divagazioni: Gianbecchina non si abbandona mai, infatti, a sterili ricerche formali o di pura piacevole divagazione. La sua espressione è sempre sofferta ed essenziale. La sua terra desolata e solenne, le sue donne con la loro bellezza e la loro sensualità e il lavoro, la coscienza della fatica della sua gente, indurita dalla vita e dai patimenti:ecco tre temi fondamentali attorno ai quali si è svolto e si svolge tuttora il lavoro di Gianbecchina, sia nelle opere di maggior mole che nelle più piccole; sia nei dipinti che nei disegni e nelle incisioni. L'artista si cala sempre, con tutto se stesso, nella sua opera. Gianbecchina è uno degli artisti che meglio hanno saputo intendere il carattere della propria terra, interpretare gli umori della gente di questa sua Sicilia meravigliosa, che egli canta con profondo amore, della quale sa rendere tutto il fascino, il sapore più delicato come l'aspetto più austero e risentito.

Armando Nocentini