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| 1909-1914 |
Giovanni
Becchina nasce a Sambuca Zabut il
2 Agosto, penultimo di 5 figli,
da Audenzio e da Calogera Guzzardo,
in una casetta in Via del Popolo
(oggi Via G. Marconi). Il padre
era calzolaio. La madre casalinga.
I genitori partono per l'America.
Giovanni, di appena 3 anni, resta
affidato alle cure degli zii
Michele Guzzardo e Marantonia
Ferrara che curano la prima
educazione del nipote e poi
tentano di avviarlo alla
professione di perito agronomo,
che, in un centro agricolo come
Sambuca, sembrava allora
l'attività più qualificante. |
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| 1915 |
| Frequenta
la scuola elementare nel paese
natio ed evidenzia già una
spiccata inclinazione verso il
disegno. |
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| 1917-1924 |
Ad
otto anni ha il primo incontro con
una pittrice dilettante della
nobiltà locale, Vincenza Oddo,
che gli fa conoscere la prima
tavolozza e i primi tubetti.
Giovanni è già affascinato dalla
pittura.
Trascorre giornate intere a
contemplare decoratori che
dipingono le volte delle case
patrizie sambucesi, finché uno di
questi, Gaetano grippi, non lo
assume come garzone e gli dà i
primi rudimenti delle tecniche
pittoriche.
Sostiene gli esami di ammissione,
per accedere al successivo grado
scolastico.
Si trasferisce a Sciacca, dove
frequenta la"scuola
complementare" corrispondente
all'attuale scuola media. |
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| 1930-1934 |
Dipinge
"Concertino
in terrazza", l'opera
che segna il suo esordio nell'arte
e con la quale precorre gli
orientamenti artistici di "Corrente",
rifiutando gli stili accademici e
di regimi dei novecentisti.
Parte per Roma, senza una lira in
tasca, e si inscrive all'Accademia
di Belle Arti, che frequenta sotto
la guida di Umberto Coromaldi. Lì
conosce Pippo Rizzo il quale lo
spinge a partecipare al concorso
per una borsa di studio bandita
dall'Accademia di Belle Arti di
Palermo. La vince e così prosegue
a Palermo gli studi senza assilli
economici. |
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| 1935-1937 |
Partecipa
al sodalizio palermitano di
artisti d'avanguardia: Renato
Guttuso, Barbera, Lia Pasqualino
Noto e Franchina con i quali
condivide le idee anticonformiste,
aperte al nuovo. Frequenta le
riunioni in casa Pasqualino, dove
un cenacolo di intellettuali,
artisti, musicisti e giornalisti,
suole scambiarsi esperienze ed
idee innovative.
Vive per sei mesi con l'amico
Beppe Sala, studioso d'arte, in
una cassetta di pescatori a
Cefalù, tra mare e campagne
dipinge all'aperto numerosi
acquerelli. I ricordi di questo
soggiorno sono fissati nel libro "Sodalizio
a Cefalù": testo di
Peppe Sala, illustrazioni di
Gianbecchina. |
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| 1925-1929 |
Per
assecondare la volontà dello zio,
si trasferisce ad Agrigento dove,
ospitato dal canonico Marsala,
frequenta malvolentieri, per un
solo anno l'istituto per Agronomi.
Per acquisire una certa autonomia
economica e rendersi indipendente
dallo zio, comincia ad eseguire i
primi lavori di decorazione nelle
casse sambucesi e intanto medita
di andare via di casa, allettato
dal richiamo prepotente dell'arte.
Seguendo l'esempio di altri due
sambucesi, i pittori Guarino e
Alfonso Amorelli, lascia Sambuca e
va a Palermo, dove si sistema
presso la pensione modica, nella
vecchia via Alloro, e si iscrive
alla Scuola Libera del Nudo,
presso l'accademia delle Belle
Arti. Suo maestro è lo scultore
Archimede Campini, che lo sprona
agli studi per conseguire la
maturità artistica.
Organizza con i giovani sambucesi,
con spirito goliardico, le
mascherate "Marcantonio
e Cleopatra" e "Aida".
Il giovane pittore dipinge le
scenografie e prepara i costumi.
E' l'unico a conseguire, su trenta
candidati, il diploma di maturità
artistica.Assolve l'obbligo
militare nella Caserma S.
Francesco di Paola a Palermo. Fa
parte del Primo Reggimento - Genio
Radiotelegrafisti - 2a
Compagnia. |
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| 1938-1939 |
Espone
alla XXI Biennale d'Arte di
Venezia. A Roma è ospite di
Guttuso, nello studio di Piazza
Melazzo da Forlì, assieme a
Pizzinato, pittore veneziano.
Nello stesso anno si trasferisce a
Milano dove con gli scultori
Tarantino, Pierluca, Nando e la
modella - pittrice Bettina divide
un freddo seminterrato in via del
Guercio n° 8.
A Milano conosce Beniamino Joppolo;
punto di riferimento di tutti gli
"emigrati"siciliani e
con lui Birolli, Migneco,
Quasimodo, Raffaellino de Grada,
Badodi, gli artisti che diedero
vita a " Corrente".
Sono anni di stenti e di miseria:
molti quadri dipinti e pochissimi
venduti. Cerca di rifarsi
guadagnando qualcosa con
un'attività saltuaria di
decoratore e di illustratore per
"Il
Corriere dei Piccoli"
collaborando alle strisce "Avventure
del Signor Bonaventura". |
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