BIOGRAFIA

Ottant'anni di pittura

1918
1998
1909-1914
Giovanni Becchina nasce a Sambuca Zabut il 2 Agosto, penultimo di 5 figli, da Audenzio e da Calogera Guzzardo, in una casetta in Via del Popolo (oggi Via G. Marconi). Il padre era calzolaio. La madre casalinga.
I genitori partono per l'America.
Giovanni, di appena 3 anni, resta affidato alle cure degli zii Michele Guzzardo e Marantonia Ferrara che curano la prima educazione del nipote e poi tentano di avviarlo alla professione di perito agronomo, che, in un centro agricolo come Sambuca, sembrava allora l'attività più qualificante.

1915
Frequenta la scuola elementare nel paese natio ed evidenzia già una spiccata inclinazione verso il disegno.

1917-1924
Ad otto anni ha il primo incontro con una pittrice dilettante della nobiltà locale, Vincenza Oddo, che gli fa conoscere la prima tavolozza e i primi tubetti. Giovanni è già affascinato dalla pittura.
Trascorre giornate intere a contemplare decoratori che dipingono le volte delle case patrizie sambucesi, finché uno di questi, Gaetano grippi, non lo assume come garzone e gli dà i primi rudimenti delle tecniche pittoriche.
Sostiene gli esami di ammissione, per accedere al successivo grado scolastico.
Si trasferisce a Sciacca, dove frequenta la"scuola complementare" corrispondente all'attuale scuola media.

1930-1934
Dipinge "Concertino in terrazza", l'opera che segna il suo esordio nell'arte e con la quale precorre gli orientamenti artistici di "Corrente", rifiutando gli stili accademici e di regimi dei novecentisti.
Parte per Roma, senza una lira in tasca, e si inscrive all'Accademia di Belle Arti, che frequenta sotto la guida di Umberto Coromaldi. Lì conosce Pippo Rizzo il quale lo spinge a partecipare al concorso per una borsa di studio bandita dall'Accademia di Belle Arti di Palermo. La vince e così prosegue a Palermo gli studi senza assilli economici.

 
1935-1937
Partecipa al sodalizio palermitano di artisti d'avanguardia: Renato Guttuso, Barbera, Lia Pasqualino Noto e Franchina con i quali condivide le idee anticonformiste, aperte al nuovo. Frequenta le riunioni in casa Pasqualino, dove un cenacolo di intellettuali, artisti, musicisti e giornalisti, suole scambiarsi esperienze ed idee innovative.
Vive per sei mesi con l'amico Beppe Sala, studioso d'arte, in una cassetta di pescatori a Cefalù, tra mare e campagne dipinge all'aperto numerosi acquerelli. I ricordi di questo soggiorno sono fissati nel libro "Sodalizio a Cefalù": testo di Peppe Sala, illustrazioni di Gianbecchina.

 
1925-1929
Per assecondare la volontà dello zio, si trasferisce ad Agrigento dove, ospitato dal canonico Marsala, frequenta malvolentieri, per un solo anno l'istituto per Agronomi. Per acquisire una certa autonomia economica e rendersi indipendente dallo zio, comincia ad eseguire i primi lavori di decorazione nelle casse sambucesi e intanto medita di andare via di casa, allettato dal richiamo prepotente dell'arte.
Seguendo l'esempio di altri due sambucesi, i pittori Guarino e Alfonso Amorelli, lascia Sambuca e va a Palermo, dove si sistema presso la pensione modica, nella vecchia via Alloro, e si iscrive alla Scuola Libera del Nudo, presso l'accademia delle Belle Arti. Suo maestro è lo scultore Archimede Campini, che lo sprona agli studi per conseguire la maturità artistica.
Organizza con i giovani sambucesi, con spirito goliardico, le mascherate "Marcantonio e Cleopatra" e "Aida". Il giovane pittore dipinge le scenografie e prepara i costumi.
E' l'unico a conseguire, su trenta candidati, il diploma di maturità artistica.Assolve l'obbligo militare nella Caserma S. Francesco di Paola a Palermo. Fa parte del Primo Reggimento - Genio Radiotelegrafisti - 2a Compagnia.

1938-1939
Espone alla XXI Biennale d'Arte di Venezia. A Roma è ospite di Guttuso, nello studio di Piazza Melazzo da Forlì, assieme a Pizzinato, pittore veneziano.
Nello stesso anno si trasferisce a Milano dove con gli scultori Tarantino, Pierluca, Nando e la modella - pittrice Bettina divide un freddo seminterrato in via del Guercio n° 8.
A Milano conosce Beniamino Joppolo; punto di riferimento di tutti gli "emigrati"siciliani e con lui Birolli, Migneco, Quasimodo, Raffaellino de Grada, Badodi, gli artisti che diedero vita a " Corrente".
Sono anni di stenti e di miseria: molti quadri dipinti e pochissimi venduti. Cerca di rifarsi guadagnando qualcosa con un'attività saltuaria di decoratore e di illustratore per "Il Corriere dei Piccoli" collaborando alle strisce "Avventure del Signor Bonaventura".

 

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