|
Dopo
una settimana di lampi, tuoni,
vento e pioggia, miracolosamente,
a pranzo, il sole si incendia,
sornione e bonario, sulla
splendida pineta di "Risinata",
nelle acque scintillanti del
"lago Arancio", quasi a
dare il benvenuto alla festa dei
colori di decine di gonfaloni di
piccoli comuni della Valle del
Belìce e delle grandi città
siciliane, a giornalisti, critici
d'arte, galleristi, amatori,
curiosi e sfaccendati, richiamati
dal nome e dal gesto di un suo
illustre figlio, che oggi, nella
celebrazione della
"Istituzione
Gianbecchina", dona a Sambuca
190 tra le sue più belle tele,
nella splendida cornice
dell'ottocentesco teatro comunale,
a testimoniare ai visitatori
allibiti, la straordinaria
vocazione alla cultura di questa
terra, già patria di Navarro, di
Fra' Felice, di Guarino e di
Amorelli, e oggi ispiratrice di
Gianbecchina. Il piccolo teatro, i
palchetti traboccanti e calura
estiva, non riesce a contenere
tutti i partecipanti.
Fortuna che un max schermo, montato
nella piazza antistante, consnte
alle migliaia di ritardatari di assistere,
quasi in diretta, all'alzarsi della tela
sulla grandiosa gigantesca "Mattanza",
nel ritmato crescendo di "Carmina Burana"
che commenta l'illuminarsi progressivo dei volti
stirati e concentrati dei tonnaroti favignanesi,
fino al gong conclusivo, che scandisce ancora una
volta la sofferta vittoria, quasi
Heminwayana, dell'impegno dell'uomo sulla forza,
brutale e benevola della natura.
|