SPICILEGIA NUGAEQUE

Ottant'anni di pittura

1918
1998

É caldissimo questo aprile agrigentino.
Per Amintore Fanfani è ancora più arroventato dal clima elettorale.
Si aggira nel Museo Civico agrigentino tra li occhi inquieti di Peppino Garubaldi e il baffo ondeggiante di Vittorio Emanuele, compiaciuto della casta sensualità dei nudi di Gianbecchina.
Il Maestro ne coglie il naso all'insù, il lucido cranio spelacchiato e gli occhi volpini e mai domi e li fissa in una repentina caricatura, incoronandolo con un serto di fiori di mandorlo.
Aminto Re, come Biancaneve (...senza i sette nani) incassa, sorride compiaciuto e, "more solito", medita vendetta.
L'indomani, di prima mattina, arriva con un rotolo da regalare al Maestro e, mentre gli mostra una "vela lacerata": - Zivanì, quando hai vinto il premio De Gasperi, mi donasti "Alberi e Monti" profumanti di Sicilia, se ieri hai deciso di incoronarmi di fiori candidi rosseggianti, vuol dire che aspiri a diventare artista Reale?
Purtroppo, sul mio capo, non c'è ancora una corona, perciò, ad ogni buon fine, ti regalo questa mia vela affinché, col favore della brezza afro-sicula, i tuoi oli, possano veleggiare per tutti i mari della terra.

 

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