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É caldissimo questo aprile
agrigentino.
Per Amintore Fanfani è ancora
più arroventato dal clima
elettorale.
Si aggira nel Museo Civico
agrigentino tra li occhi inquieti
di Peppino Garubaldi e il baffo
ondeggiante di Vittorio Emanuele,
compiaciuto della casta
sensualità dei nudi di
Gianbecchina. Il Maestro ne
coglie il naso all'insù, il
lucido cranio spelacchiato e gli
occhi volpini e mai domi e li
fissa in una repentina caricatura,
incoronandolo con un serto di
fiori di mandorlo. Aminto Re,
come Biancaneve (...senza i sette
nani) incassa, sorride compiaciuto
e, "more solito", medita
vendetta. L'indomani, di prima
mattina, arriva con un rotolo da
regalare al Maestro e, mentre gli
mostra una "vela
lacerata": - Zivanì, quando
hai vinto il premio De Gasperi, mi
donasti "Alberi e Monti"
profumanti di Sicilia, se ieri hai
deciso di incoronarmi di fiori
candidi rosseggianti, vuol dire
che aspiri a diventare artista
Reale?
Purtroppo, sul mio capo, non c'è
ancora una corona, perciò, ad
ogni buon fine, ti regalo questa
mia vela affinché, col favore
della brezza afro-sicula, i tuoi
oli, possano veleggiare per tutti
i mari della terra.
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