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La
Sicilia ...volta a volta una Medusa
che impetra e una Mater Dolorosa
trafitta al cuore da sette pugnali.
Forse così converrebbe che un pittore
la ritraesse: una Madonna Erinni, con
un'aureola sul capo e, sotto la cuffia
azzurra, cento vipere nascoste... Un
personaggio in maschera, che versa
sangue e lacrime vere davanti a una
scena di carta". La Sicilia di
Gianbecchina non è un personaggio in
maschera, né una Erinni - come
scriveva Bufalino - è un impasto
primordiale che sembra non aver
trovato ancora la forma definitiva, un
magma in ebollizione, pur nella
compostezza dei colori, pronto ad
esplodere, una terra in cui l'ombra
(pur nell'assenza) fa da contraltare
all'iperbolica solarità. Non è solo
la Sicilia che si mostra, quella
dipinta dal Maestro. Gianbecchina usa
il pennello per penetrare nei meandri
di una terra enigmatica, percorrerne
le piste intime, intenderne i segreti,
svelarne gli umori, coglierne il
palpito. Il suo è un viaggio
iniziatico alla ricerca del quid che
rende i siciliani passivi,
disincantati, fissi nella meditazione
di un destino incomprensibile.
Cristallizzati nell'attesa, assorti
come sfingi fuori dal tempo, essi
hanno nei volti la scabrosità e il
colore delle pietre dell'Isola.
Persefone esplode per un eccesso di
energia, li sommerge, li domina, scava
su di loro abissi, erige monti, li
assimila. È implacabile. Solo il rito
del lavoro riesce a domarla.
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